Prompt: Draghi
Word count: 3096
Rating: sfw
Fandom: Originale
Trovare Draiyg, la Terra dei draghi del mito, si stava dimostrando una sfida più impossibile che ardua.
In due settimane di ricerche, l’unica informazione che avevano trovato era stata un indizio, un vago avvistamento di un “drago”, che li indirizzava ad ovest, verso la città sorta al limitare della grande foresta secolare. Cresciuta da un semplice e rustico villaggio circondato da alberi che sembravano sostenere il cielo stesso, nascondendo le proprie vette tra le nuvole, Bifron si era trasformata in una delle maggiori potenze nel commercio di legni comuni e pregiati. I suoi artigiani possedevano non solo materia prima quasi infinita, ma anche le abilità raffinate in anni ed anni per sfruttarla al suo meglio.
Non era chiaro quale fosse il legame tra le due al giovane, ma finchè quella era l'unica alternativa ad un nulla assoluto, non avrebbe fatto domande scomode.
Sarebbe anche stato un risultato soddisfacente, dopo tutto, se solo colui che aveva trovato al gruppo tale pista non fosse stato Jin.
Per quanto il mercenario si fosse effettivamente reso utile per una volta (e con questo s’intendeva che aveva deciso di comportarsi meno da bambino pestifero di cinque anni e più come l’uomo ultra-trentenne che era), il fatto che egli stesso continuasse a tessere le proprie lodi ad ogni occasione buona non stava aiutando il clima interno al gruppo.
Zarien si trovò a sospirare per l’ennesima volta in un minuto di fronte al continuo battibeccare originato da Jin e Reizo—il secondo rendeva estremamente facile ogni qualsiasi forma di provocazione ed ancor più di reazione, considerata la sua scarsa pazienza—mentre, al suo fianco, Enima pareva non curarsi minimamente della situazione di potenziale pericolo alle loro spalle.
Ovviamente, a lei non poteva importare di meno.
«Non potresti, che so, fare in modo di azzittirli per un po’?» domandò Zarien, percependo sì l’ormai imminente sfociare in un conflitto fisico, ma non volendo abbandonare la speranza.
Speranza che la giovane, senza pietà, fece sparire con la semplicità con cui il vento soffiava via le foglie cadute a terra.
«Zazie, ancora non hai capito che è il loro modo per socializzare?»
«Tentativi di accoltellamenti e l’uso di parole che non oso ripetere me lo chiami “socializzare”?»
Enima lo guardò dritto negli occhi—l’azzurro limpido come un cielo estivo contro il color rame screziato di verde—e, semplicemente, scrollò le spalle.
«Comunque, invece di preoccuparti dei nostri bimbi non dovresti pensare a come trovare la terra dei draghi? Lord Cardell ha detto che avrebbe organizzato un incontro con la regina solo in quel caso.»
Di nuovo, Zarien notò, quel tono solamente velato di noncuranza. Ogni volta che la compagna di viaggio nominava quel nome, il sentimento nella sua voce non corrispondeva a quello dei suoi occhi. Perchè Enima trovasse così repellente, se non addirittura infuriante, uno dei ministri di Dansichore ancora gli sfuggiva.
Avrebbe potuto domandare, ma non era certo di ricevere risposta. Seppur non avessero trascorso così tanto tempo insieme, il giovane aveva imparato a fidarsi del suo istinto, lo stesso che gli sussurrava di lasciar perdere, almeno per il momento.
Doveva concentrarsi sull’obiettivo—o meglio, uno degli obiettivi della sua lista. Questa sembrava allungarsi ogni giorno di più, allontanandolo di un ulteriore passo dalla sua destinazione finale. “Casa”, ogni tanto, gli mancava caldamente, ciò era innegabile. C’erano momenti in cui non desiderava altro che abbandonare le questioni che lo trattenevano dal prendere la prima nave disponibile, abbandonare il continente in cui si trovava al momento e riportare le sue stanche ossa ad Abysmal.
Per riabbracciare Nefiel. Per rivedere Seyne. Persino sentiva la mancanza degli spartani allenamenti di Branwen, almeno patiti in compagnia.
Una mano andò a posarsi istintivamente sul suo petto, leggermente sulla sinistra, e le dita pallide del giovane si strinsero sulla stoffa della sua mantella. Non poteva permettere che la sensazione di mancanza—ed il peso delle aspettative, la paura costante di tornare e non vedere più sua madre viva—lo paralizzasse in quel momento. Non poteva nè doveva.
«Mhm. Troveremo una soluzione in caso fallissimo.» riuscì a dire, dopo qualche istante.
Zarien si rese conto un momento in ritardo, preso dagli ultimi pensieri, dell’espressione stranamente compiaciuta della donna. Le lanciò un’occhiata sospettosa che si fece più acuta quando quella gli si avvinghiò ad un braccio, poggiando il mento sulla sua spalla ed ignorando qualsivoglia spazio personale.
«Stai migliorando. Non hai detto “troverò”, ma “troveremo”. Stai imparando ad affidarti ai tuoi compagni, mh?»
Ah, quello era il suo punto. «… Ti stai di nuovo facendo pensieri assurdi.» fece lui, secco, tentando di riprendersi il proprio braccio. Odiava il fatto che Enima fosse tanto ostinata da non mollarlo, a volte; in quello, la donna era tremendamente simile all’altro loro compagno di viaggio.
«Oho? Ho sentito Ennie ridere, cosa starà mai succedendo?»
Quando si pensa al diavolo, ecco che appare Jin.
Fu tale il pensiero, accompagnato per buona regola da un’espressione rassegnata, del giovane. Voltandosi, trovò esattamente l’immagine che si aspettava—non per chissà che abilità di preveggenza, ma per abitudine: l’ex bandito dall’ira facile sembrava essere caduto nuovamente in una delle “prese-trappola” dell’altro, resa più efficace probabilmente dalla differenza fisica tra i due, e stava ancora combattendo per la libertà. Tentativo all’apparenza inutile, considerando che Jin sembrava non avere il minimo problema nel trattenerlo.
Zarien riconobbe il dialetto di Dansichore nella stringa di quelle che era certo fossero imprecazioni, a tratti pronunciate ed a tratti sibilate da Reizo. Doveva essere davvero parecchio irritato—non che potesse biasimarlo.
«Nulla di che, Jin. Zarien sta maturando, il che mi rende felice!»
«Pfft, sembra una cosa che direbbe una sorella maggiore.»
«Ah, dici davvero?»
Il giovane sbuffò, tentando un’altra volta di liberare il proprio braccio dalla presa della donna. Inutilmente. «Jin, lascia Reizo prima che lo soffochi.»
Il mercenario rise in quel suo modo particolare, che a Zarien ricordava molto un incrocio tra un gatto con la tosse ed una iena. Ogni volta che lo sentiva non poteva non provare una certa pietà per l’uomo. Fu lieto, comunque, di vedere che per una volta la sua richiesta venne accettata senza troppe proteste.
«Quiiindi, se abbiamo tutti finito di giocare possiamo procedere?» chiese Enima, puntando lo sguardo principalmente sui due compagni atti a litigare fino a poco prima. Come c’era da aspettarsi, Reizo la mandò al diavolo senza remore, suscitando da lei e dall’altro l’ennesima risata.
L’arrivo ad Bifron non era stato esattamente dei più piacevoli.
Aveva intuito, dalle lezioni di Miss Moràn quando lui ancora si trovava al castello, che gli abitanti del luogo non fossero estremamente contenti nel ricevere visite da esterni. Similmente ad Hohstein, la città dei minerali, la patria del legno si era trovata a dover difendere aggressivamente le sue risorse dai suoi rivali sin dai tempi in cui i regni maggiori ancora non erano nati, tanto da voler limitare l’ingresso nelle sue mura con incantesimi di protezione di alto livello ancora nel presente.
Così, almeno, aveva riferito loro la guardia al confine della città. Nessuno poteva passare, se non con uno specifico permesso.
Un buco nell’acqua, così avrebbe potuto definirlo.
Il sole stava ormai sparendo oltre l’orizzonte, e Zarien si stupì di non aver notato prima quanto il tempo fosse passato rapidamente. Avrebbero dovuto organizzarsi presto per dormire all’aperto, non potendo per ovvie ragioni recarsi in una locanda: la città più vicina, salvo Bifron, stava a più di mezza giornata di cammino.
«Siamo quindi a punto e a capo. Bell’indizio che ci hai trovato, informatore.» commentò Reizo ad un certo punto. Il tono chiaramente pregno di sarcasmo, rivolto ad una persona specifica.
Persona che non esitò a rispondere, con una nota di minaccia nascosta in una mezza cantilena. «Hmm~ Reirei, vuoi tornare ad essere mio prigioniero?»
«Voi due, non ricominciate.»
«Però essere qui è già molto. Seguire una pista incerta è sempre meglio che non seguirne nessuna!»
«… Piuttosto, dobbiamo iniziare a prepararci e—»
Le parole che avrebbero dovuto seguire furono completamente troncate da un urlo—terrorizzato, di dolore—che riuscì a far gelare all’istante tutti e quattro. Ci fu un istante di silenzio, poi un secondo grido, ed in quel momento Zarien potè giurare di aver sentito un ringhio feroce lasciare le labbra di Enima del loro gruppo, prima che questa scattasse in direzione dell’urlo.
«Enima!»
Jin fu il secondo a reagire, sia con nel richiamare la donna che nell’inseguirla. Zarien seguì poco dopo, affiancato da un Reizo confuso tanto quanto lui.
Abbandonarono il sentiero di terra battuta che costeggiava, alla larga, la città del legno ed attraversarono rapidamente la piana di erba alta che si alternava con la foresta principale, solo per finire in un altro labirinto di tronchi e cespugli. I fusti non erano nè spessi nè alti come quelli più prossimi ad Bifron, ma senza una fonte di luce nè punti con cui orientarsi, avrebbero rischiato di vagare a lungo prima di uscirne.
Nulla di tutto questo pareva importare ad Enima.
Zarien si costrinse a mantenere il passo per non perdere la via, controllando di tanto in tanto che Reizo fosse con lui—ogni volta che gli occhi scarlatti dell’altro incrociavano i suoi, un senso di sollievo si faceva più forte nel suo petto.
Non seppe dire quanti minuti passarono a correre come forsennati nella foresta, ma quando riuscì a scorgere nuovamente le chiome dei suoi altri due compagni, il giovane tirò finalmente il fiato. In un primo momento, almeno. Quando sia lui che Reizo misero a fuoco la scena di fronte a loro, per la seconda volta uno di loro si trovò a raggelare.
Enima si trovava con due figure minute aggrappate ai suoi pantaloni come se la vita dipendesse da quello, i loro visini nascosti alla vista. Teneva lo sguardo puntato sull’altro. L’uomo era immobile, due pugnali che Zarien non seppe riconoscere in mano, di fronte ad una mezza dozzina di corpi caduti in posizione innaturale. Nessuno di essi sembrava emettere il minimo suono o respiro.
Lo stesso numero, di fronte al mercenario, sembrava esitare sul da farsi: lo sguardo di quello che il giovane reputava essere il papabile leader saettava dall’uomo dal sorriso serafico ed i due ragazzini stretti alla donna. Per qualche interminabile istante, l’unico rumore, oltre alla lieve brezza che soffiava tra i rami degli alberi, che spezzava il silenzio erano dei singhiozzi mezzi soffocati.
«Allora, signori» cominciò Jin, spezzando la quiete e sollevando i pugnali in una posizione palesemente offensiva, di provocazione. «Volete ripetere cosa desideravate fare, oppure tornarvene a casa con la testa al suo posto? Se vi pesa tanto, seppur io creda nella sua vuotezza, posso alleggerirvi tranquillamente.»
Che fosse stata per una combinazione del tono di voce, delle parole, o un altro motivo a se stante, la scena causò a Zarien un brivido lungo la schiena. Aveva sì visto Jin all’opera prima di allora, ma mai aveva avuto una sensazione simile.
Evidentemente anche il capo degli aggressori, per lo meno, avvertì la stessa cosa e optò per la ritirata. I restanti suoi uomini seguirono rapidamente, sparendo in una direzione qualunque.
«Che diavolo è successo qui?» azzardò a chiedere Reizo qualche momento più tardi, fiato corto ed ancor più sottile pazienza. La lieve nota di sgomento nella sua voce, tuttavia, non passò inosservata.
La donna gli lanciò un’occhiata decisa, come a chiedergli di fare silenzio. Poi, piegò il capo verso i due ragazzini ancora stretti a lei. «State bene?» Un cenno del capo giunse in risposta da entrambi. «Molto bene, l’importante è questo…»
Entrambi i ragazzini si trovarono a mormorare parole all’apparenza senza senso, in una lingua che Zarien non aveva mai sentito. Si stupì quindi, appena sentì Enima rispondere loro come se fosse la cosa più naturale del mondo, ma non quanto nel momento in cui persino Jin fece lo stesso. Solamente quando i due piccoli si furono calmati a sufficienza, tornarono ad usare il linguaggio comune.
«Sihan, Eun, perché siete qui da soli? Mamma sarà preoccupata per voi.»
«Noi vuol-volevamo solo… Solo rivedere...»
Nonostante la lieve impacciataggine con la lingua, Enima parve comprendere il punto e sospirò, posando una mano sul capo di ciascuno con fare affettuoso.
Il gesto portò un dettaglio agli occhi di Zarien, qualcosa che gli lasciò un misto di incredulità e confusione addosso. Meraviglia, persino, perché un ragazzino con due piccole corna sulla fronte e gli occhi dalle pupille verticali non l'aveva mai visto.
«Ma cosa…?»
Per quanto sussurrata fosse, la domanda portò sul giovane l'attenzione dei due ragazzini. L'orrore si fece strada sul volto del piccolo dagli occhi speciali—Eun, da che aveva inteso—nella realizzazione di essere stato visto da altri estranei, ma poche parole mormorate all'orecchio dalla donna riuscirono a calmarlo un poco.
«Zazie, Rei. Voglio sperare di potermi fidare di voi a questo punto, sì? Perché questa è… una situazione piuttosto delicata.»
«Pensate di farne parola ad alcuno e sarà l'ultima cosa che farete.»
Se le parole di Enima non fossero servite a far intendere il messaggio, di certo quelle di Jin avevano sopperito alla mancanza. Nel tempo trascorso insieme, il mercenario si era mostrato evasivo nel migliore dei casi ed insopportabile nel peggiore, specialmente quando si parlava dei suoi legami; probabilmente per questo, l’inaspettato scoppio di protettività verso i due ragazzini prese il giovane in contropiede.
Non che potesse biasimarlo, considerò poi.
«Sono due figli dei draghi. E voi li conoscete.»
Non c'era alcuna nota interrogativa nella voce di Reizo, la sua era più una stranamente calma constatazione che una richiesta di conferma. Eun si strinse d'istinto più alla donna, mentre quest'ultima accennava distrattamente.
«Eun lo è. Sihan è la figlia di Jin.»
«… Jin ha una figlia.»
«Mhm~ Ed a pensarci bene non credo proprio che la mia principessa debba restare in questo brutto posto con quegli uomini cattivi. Lasciamoli dormire tranquilli.»
Complice forse lo sbigottimento generale, non fu difficile convincere tutti ad abbandonare la foresta, nuovamente in favore delle piane d'erba che costeggiavano Bifron. Era ormai notte fonda quando i viaggiatori, più i loro due nuovi protetti, giunsero alle distese d’erba, ma nonostante l’ora tarda riuscirono a montare un campo molto approssimato.
A quel punto una spiegazione fu d'obbligo—Enima si offrì volontaria, vedendo come l'alternativa fosse occupata a curare i due ragazzini, evidentemente provati dalla giornata se la velocità con cui s’erano addormentati rappresentava un indizio.
Di fronte al calore del piccolo falò, Zarien si trovò ad ascoltare una storia, simile ad una delle leggende tramandate anche ad Edreistern. Un racconto che ritrattava una delle principali convinzioni comuni sulle quelle creature.
Secondo la tradizione, i draghi erano scomparsi dalle terre conosciute qualche tempo dopo la fine della Guerra dei mille giorni, ormai avvenuta circa un secolo prima.
Anni ed anni di tensione, principalmente degli uomini verso i draghi, erano culminati con un incidente inspiegabile. Noti per essere creature di norma pacifiche se non disturbate, solite a vivere in nidi talvolta anche in bella vista, senza timore di essere attaccati dagli esseri umani.
Una coesistenza pacifica, finchè era durata.
Un giorno, un esemplare di Ilkenlast—una delle razze draconiche più antiche—abitante del nido vicino all’attuale città di Sairen avesse cominciato a rapire ragazzi e bambini dalle città vicine. Nessuno di loro aveva mai fatto ritorno nè dato segni di vita ai compaesani dalla scomparsa. Ciò non aveva fatto altro che accentuare le crescenti fiamme di scontento da parte della popolazione, provata dalla guerra terminata e dalle sue conseguenze.
Quegli episodi bastarono a far diffondere la paranoia a macchia d’olio ed a spingere i regnanti ad organizzare una serie di spedizioni per eliminare la nuova minaccia. Il successo della missione ed il recupero delle spoglie dei draghi abbattuti vennero celebrati per settimane, tra banchetti e festeggiamenti popolari.
Ciò che non veniva tramandato di quella storia, era però la reale motivazione per cui l’Ilkenlast aveva cominciato a rapire i “cuccioli di umano”.
Enima gli raccontò di come il drago avesse salvato le sue supposte vittime, in gran parte rimaste senza genitori o parenti a causa del conflitto dei mille giorni, da situazioni spiacevoli. Gli spiegò di come quella razza in particolare possedesse un potere unico ed una spiccata empatia, che non guardava ai confini della specie.
Gli esseri umani avevano tradito la pace perpetuata per secoli con i draghi, solo perchè qualche nobile avido ed avvizzito aveva pensato che con i loro resti avrebbe potuto sia ottenere un rimedio alla vecchiaia, che materiali rarissimi per forgiare armi ed armature. Era stato quello l’unico motivo del massacro.
E di fronte al racconto della donna, il gruppo intero si era ammutolito.
«… Lord Cardell vuole scoprire l’ubicazione della Terra per poter ottenere altre… risorse. Per questo reagisci malamente a lui ed alla sua nomina e sempre per questo è stato così evasivo nel rispondere riguardo al perchè volesse trovarla.» elaborò il giovane, dopo qualche momento di riflessione. Lo sguardo dell’altra bastò come conferma. «Quando pensavi di dirmelo? Dopo altre settimane passate a camminare in circolo?»
«Zarien-»
«No, ora tu ascolti me, Enima. Credevi che avrei ignorato questa storia ed avrei proseguito la ricerca? E’ per questo che abbiamo fatto tutte quelle deviazioni—e questo posto, Bifron. Esistono davvero indizi che portano qui o è stato tutto un giochetto per allontanarci da Sairen?»
Le iridi della donna rimasero decise, seppur velate da un chiaro rimorso. «Jin è l’unica persona a cui ne ho mai parlato e che non abbia tradito la mia fiducia, Zarien. L’unico in più di duecento anni. Non puoi biasimarmi per non aver fatto salti di gioia all’idea di usare la mia famiglia come merce di scambio perchè tu potessi incontrare la regina.»
«Il punto è che non ti avrei chiesto di arrivare a quel punto! C’è sempre un’altra soluzione, un’altra via. Non sei stata tu a dirmelo per prima?»
«Per uomini come Cardell l’unica possibile via è un viaggio di sola andata verso Rheias.»
Zarien tacque, così come fecero sia Jin che Reizo—ciascuno per le sue ragioni. Fu solamente quel silenzio che permise loro, chi prima chi dopo, di sentire un sibilo lontano, accompagnato da un cadenzato e continuo flap. Rumore d’ali, riconobbe il mercenario, sollevando il capo al cielo in tempo per avvistare una familiare figura discendere rapidamente da oltre le nuvole. A breve, chiunque fosse ancora sveglio si trovò ad imitarlo.
La folata di vento seguente li investì in pieno, spegnendo all’istante il falò e smuovendo gli alti fili d’erba circostanti.
La reazione più spontanea fu quella di chiudere gli occhi, per ripararli dal fastidio. Quando poi li riaprì, Zarien si trovò di fronte a due profondi occhi nero onice, appartenenti ad una creatura mai vista prima se non via illustrazioni di chissà quale libro. E nemmeno quelle, comunque, rendevano giustizia al turbinio di emozioni che si potevano percepire da un unico sguardo.
Un Ilkenlast, la razza di draghi piumati, in carne ed ossa.